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Sandro Galli nella
pulizia metafisica delle sue tele, dove ogni
geometria formale viene spiritualizzata per aprire
ai tanti significati e alle tante letture, ha spesso
tinto l'azzurro, colore dei poeti e dei bambini, in
scenari talvolta scanditi da replicati profili di
monti che aprono a modo loro, su un infinito di
marca ungarettiana.
In questa prospettiva di dichiarata solitudine,
pochi segni e, come firma dell'artista, il solito
ricorrente graffio: gioco e ironia insieme, un
manico di ombrello colorato, un'ape. |